Gibilmanna

Il Santuario di Gibilmanna, dedicato alla SS. Vergine, è il più celebre tra i Santuari Mariani della Sicilia e da sempre punto di gravitazione religioso e sociale delle Madonie.
Il Santuario si trova nel territorio di Cefalù, da cui dista poco più di 14 km. Esso sorge sul fianco occidentale di Pizzo S. Angelo, a 850 m sul livello del mare, ed è immerso in una zona boscosa, fra castagni e querce.
La data di fondazione è tutt'ora incerta, ma la tradizione vuole che Gibilmanna sia uno dei sei Monasteri fatti edificare in Sicilia, a proprie spese, da Gregorio Magno(540-604 d.C.), prima di essere eletto pontefice (590 d.C.). Era, all’inizio, un monastero di Benedettini, che promossero il culto della Madonna. Abbandonato dai Benedettini, probabilmente nel secolo IX durante l’invasione dei Saraceni, il monastero cadde in rovina, tranne la Chiesetta che si mantenne in discrete condizioni grazie all’interessamento dei devoti e continuò ad essere luogo di devozione.
Nel secolo XII, i Saraceni furono cacciati dal conte Ruggero il Normanno e le istituzioni monastiche rifiorirono. Dalla partenza dei Benedettini sino all'arrivo dei Frati Minori Cappuccini, la Chiesetta fu custodita da vari eremiti, l'ultimo dei quali, Giuliano da Placia da Misilmeri, che entrò nel nascente ordine dei cappuccini. Il giorno di Pasqua del 1534, durante una tempesta di mare, un’imbarcazione che trasportava una statua raffigurante una Madonna con il Bambino, trovò riparo nel borgo medievale del Castello di Roccella. Pare che la Madonna, apparsa in sogno ad un frate cappuccino che viveva a Gibilmanna, lo abbia invitato ad andare a prendere una delle statue approdate, precisamente quella avvolta con una coperta di lana, per condurla alla loro Chiesetta. La statua venne caricata su un carro trainato da buoi, che lasciati in libertà, dopo giorni di viaggio si fermarono definitivamente nel promontorio che sovrasta Cefalù, dove sorgerà l’attuale Santuario di Maria SS. di Gibilmanna. Nei due posti dove i buoi fecero sosta momentanea, sono state edificate delle edicole votive che rappresentano proprio la fermata del carro. Nel 1535 Padre Sebastiano Di Majo da Gratteri, già dei Minori Osservanti, si stabilì a Gibilmanna, ottenendo in tal modo la facoltà di rifondare la Chiesa ed il convento. Venne costruito accanto alla vecchia cappella benedettina un primo edificio conventuale, con solo sei piccole celle costruite rozzamente. Nel 1576 Padre Sebastiano durante la celebrazione della Santa Messa, nell'antica Chiesetta, ebbe l'apparizione di Gesù Ecce Homo, che lo invitò a dipingerLo così come lo vedeva. Padre Sebastiano, rimediando i colori dalle piante pestate presenti nel territorio dipinse un bel quadro, attualmente esposto nel Santuario. Padre Sebastiano Di Majo, fu il fondatore della comunità cappuccina dell’Ordine francescano del Santuario di Gibilmanna.
Il nome “Gibilmanna” che sembra essere di origine araba, deriva dalle espressioni "Gebel-El-Man" e "Gibel-El-Mann", nelle quali il termine "gebel/gibel" significa "monte", mentre il secondo termine è stato interpretato come "divieto", oppure "manna". Così "Monte del divieto" potrebbe riferirsi alla fitta vegetazione che impediva il passaggio o alla proibizione di pellegrinaggi al santuario cristiano da parte degli Arabi conquistatori, "Monte della manna" si riferirebbe invece alla presenza di frassini produttori di una sostanza vischiosa chiamata "manna", e quindi "Monte della grazia" o "del dono divino", in riferimento proprio alla presenza del santuario. Infine un'ultima interpretazione indica il significato di "Monte della fede".
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