Feste e folklore
Festeggiamenti del SS. Salvatore(2-6 agosto)
Il 2 agosto, inizio ufficiale dei festeggiamenti, vi è il dispiegamento della tradizionale bandiera del Cristo Pantocratore sul pennone fra le due torri della Cattedrale. Secondo la tradizione tale fatto è da legarsi al XVI secolo, durante il periodo del porto franco. Il riscontro lo si ha in un documento del 1566 stilato durante il vescovado di Mons. Faraone, quando dal vescovo dipendevano le dogane della legge. Quel vescovo, con l’assenso dei Giurati della Città di Cefalù, e con il consenso espresso da Cesare de Flore “doganiere della Maggiore Chiesa Cefaludese” concedeva “l’immunitas nundinarum”, l’esenzione doganale per ogni anno nella solennità del S.S. Salvatore, per gli otto giorni. Al suono delle bombarde e al dispiegamento dello stendardo i mercanti potevano entrare a Cefalù, via terra o via mare, in “franchigia”.
Il Corso Ruggero viene illuminato da lampadine, anticamente da lampari, ossia le lampade dei pescatori. Ogni mattina, la banda musicale S. Cecilia gira per le vie della città suonando marce, mentre la sera sale sul palco per suonare le sue famose opere.
L’Antinna a mari (6 agosto)
Il pomeriggio dell’ultima giornata si svolge una gara chiamata Antinna a mari. Questa gara voluta dai pescatori, da essi curata, organizzata e realizzata, è una gara che nella sua semplicità racchiude l’essenza stessa del legame uomo-barca, uomo-mare. La gara vede giovani ed anziani pescatori protesi alla conquista di una bandierina colorata attaccata alla punta di un lunghissimo tronco, reso scivoloso da grassi animali, che viene sistemato orizzontalmente al mare e saldamente fissato alla banchina. Chi riesce a prendere la bandiera quasi sempre sottolinea la vittoria con il grido “Viva il S.S. Salvatore”, a cui fa coro tutto il pubblico presente. Sulle origini storiche della gara non si hanno notizie certe. L’ipotesi più coerente è quella secondo cui la gara è nata dal gioco che compivano i marinai sulle antiche navi a vela che, nella parte della prora, avevano un albero chiamato di Bompresso.
Il gioco delle pignate
Un altro gioco tradizionale è quello “delle pignate” (delle pentole). Orizzontalmente al terreno, e ad un’altezza doppia di quella di un uomo normale, vengono poste delle pentole di terracotta, dentro le quali vi sono dei regali, ma perlopiù farina, acqua, ecc… I concorrenti, bendati e dotati di bastone, devono colpire e distruggere la pentola. Per colpire il bersaglio si mettono a cavalcioni su di un altro compagno che li guida, anch’egli bendato. Tocca al concorrente che colpisce la pentola averne il contenuto.
Il 6 agosto, infine, si svolge la processione e, intorno alla mezzanotte, vengono sparati i fuochi d’artificio. Quest’ultimi vengono sparati dal molo, dalla spiaggia oppure dall’acqua. Nella festa del 2009 sono stati sparanti anche giorno 4.
’A vecchia strina (31 dicembre)
Secondo il folklore cittadino, “a vecchia strina” è una figura di vecchia benefica che la sera del 31 dicembre porta doni ai bambini buoni e carbone e cenere per quelli cattivi, come in altre città siciliane fanno “i morti”. Nei giorni precedenti ai bambini si raccomanda di non fare troppo rumore perché “a vecchia strina du casteddu si ‘nna adduna”: la sua dimora è infatti immaginata sulla Rocca. La sera della vigilia i ragazzi più grandi girano per le strade suonando “i rinali” (latte e vasi rotti), mentre ai bambini che vanno a dormire si raccomanda di tenere gli occhi chiusi, se non vogliono che la vecchia venga “cu spitu infucatu” a bruciare loro gli occhi.




