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Itinerari 2017-06-06T11:06:25+00:00

La Sicilia, si sa, è l’ombelico di quel mondo eterogeneo e vasto chiamato area mediterranea. Un crogiuolo di popoli e culture che hanno fatto la storia dell’umanità. Ombelico di questa isola incantata è Cefalù, città antica i cui palazzi e vicoli continuano a parlare di una storia remota e affascinante. Al centro di tutto questo, l’hotel LA GIARA con la sua ospitalità e la possibilità di vivere proprio il centro storico con le sue viuzze e la poesia di scorci che parlano all’anima.

Ma la Sicilia è fatta di storie e mondi diversi e tutti da scoprire. Saremo la vostra base di partenza per viaggi indimenticabili verso mete note e meno note ma comunque capaci di stupirvi. Al vostro ritorno ci troverete pronti ad accogliervi con lo stesso calore di sempre, un po’ come quando si torna a casa.

Una Passeggiata nel centro storico di Petralia Sottana

Petralia Sottana ha rappresentato nei secoli uno dei maggiori centri culturali delle Madonie. Al suo interno si trovano numerose testimonianze di un passato ricco e intrigante. Antichi conventi e ricchissime chiese, scorci inaspettati e fontane finemente lavorate. Inoltratevi nell’antico tessuto urbano, un tempo abitato da un popolo capace di lasciare testimonianze di fede e misticismo come le antiche formelle del SS. Sacramento. Passeggiate nell’ampio corso che rappresenta un vero e proprio salotto nelle Madonie. Ascoltate la voce di organi antichi che continuano a suggetionare e impressionare.

Infine non perdete l’occasione di ammirare l’enorme polittico gaginiano alto più di 10 metri. Lasciate che le sue formelle di pietra vi raccontino la vita di Cristo e immergetevi nella contemplazione del Vangelo dei poveri. Infine, se volete, chiedeteci di una strana casa…

Sentiero Geologico Urbano

Un percorso semplice, affabulatore, dentro l’urbano e nelle immediate vicinanze, alla ricerca di aspetti scientifici (geologici, idrogeologici, paleontologici, geomorfologici) e di aspetti etno-ambientali (cultura della pietra, leggende, antichi attrezzi, sculture…).
Un viaggio alla scoperta di fossili ed eventi geologici, nei basolati, nella pietra da costruzione dei monumenti, nei decori, negli affioramenti, nelle grotte dentro il centro storico.
Un modo diverso per avvicinarsi all’architettura storica, alla lavorazione artistica delle pietre, alla storia geologica di un territorio che avvince geologi, naturalisti oltre che semplici appassionati.

Sentiero Geologico “Le Pietre e l’Acqua”

Utilizzando la Regia Trazzera delle transumanse Petralia-Castelbuono, dopo circa 30 minuti si raggiunge Ponte di San Brancato, a schiena d’asino in stile romanico, che permetteva di attraversare il torrente Mandarini.
Arrivati a Pizzo di S. Otiero è possibile osservare resti di colonne; qui, infatti vi era la cava di pietra “Lumachella” da cui si ricavarono le dodici colonne monolitiche della Chiesa Madre di Petralia Sottana.
Il percorso prosegue sino a raggiungere la sorgente Catarratti, una delle più importanti della Sicilia centro-settentrionale e, più avanti l’omonima centrale idroelettrica, ancora funzionante, magnifica espressione di “archeologia industriale” dei primi del Novecento.

Sentiero “I Monumenti della Natura di Bosco Pomieri”

Il percorso che porta agli alberi monumentali è breve, ma molto intenso. Lungo il cammino si ergono maestosi tre magnifici esemplari: una rovere, un acero campestre e un acero montano. Si parla di alberi che hanno svariate centinaia di anni, svariati metri di diametro e più di venti metri di altezza.

Sentiero “Abies Nebrodensis”

Da Polizzi Generosa si imbocca la S.P. 119 in direzione dello splendido “Anfiteatro delle Quacella”, sino ad un cancello posto intorno al Km. 8 sulla destra. Oltrepassandolo a piedi ci si immette su una pista che conduce al Vallone Madonna degli Angeli. Luogo emblematico e carico di significati, il Vallone Madonna degli Angeli le poco più di 20 piante relitte di Abete locale, uniche al mondo e considerate in via di estinzione. Dopo circa 1,5 km, su un tornante della pista, un sentiero si diparte sulla destra dopo averlo percorso per un altro km si incontrano i primi esemplari di Abies, tutti rigorosamente catalogati e protetti, facilmente riconoscibili dal portamento della chioma a campana, dai particolari stroboli, e dall’assetto dei rametti disposti a croce.

Sito istituzionale Parco Regionale delle Madonie
www.parcodellemadonie.it

I frequenti toponimi di origine araba sono una chiara testimonianza della presenza musulmana nel territorio che, dopo alterne vicende, dal XV al XVIII sec. fu Signoria dei Conti di Modica sotto il cui dominio godette di grande splendore. Il Castello di Caccamo è uno dei più grandi e meglio conservati Castelli di Sicilia, secondo soltanto a quello di Mussomeli; vanta un insolito primato: non fu mai espugnato.

Il primo impianto si ritiene essere stato un piccolo fortilizio con torre di guardia di avvistamento e cinta muraria a forma di baglio sulla quale si sarebbe sviluppata la Torre Madre dotata di sottostante cisterna.
Notizie certe sul Castello si hanno nei 1160, al tempo della Rivolta, dei Baroni capeggiata da Matteo Bonello, Signore di Caccamo. Egli, infatti, si rifugia in Caccamo con i suoi soldati dopo aver assassinato a Palermo il Gran Cancelliere del Regno, Maione di Bari, l’il novembre 1160.

Soltanto con l’epoca chiaramontana il fortilizio di Caccamo assume la forma di vero e proprio castello da cui pare si trasmetrano messaggi, tramite fuochi accesi sulle torri più alte, con gli altri castelli chiaramoncani viciniori.
Nei secoli successivi vengono costruite pareti a strapiombo e botole segrete, sono aperti sotterranei e camminamenti, forse, ancora inesplorati, per unire tutte le torri di guardia; si innalzano forche, si scavano celle per i prigionieri, vengono escogitati trabocchetti. Così si spiega, ad esempio, la saletta dove venivano fatti sparire gli ospiti non graditi; essi venivano fatti accomodare ad un posto riservato che celava un tranello. Al momento designato si apriva una botola e l’ospite precipitava per tanti metri Hno ad essere trafìtto da affilatissime lame di coltello.

La storia di Caccamo rimane legata, pertanto, alle vicende del Castello che ha conosciuto, nel corso dei secoli, ristrutturazioni, ampliamenti e rimaneggiamenti da parte dei Signori che l’hanno dominato, fino ad assumere l’attuale forma architettonica.

Da visitare: il Castello normanno dell’XI secolo, il Duomo* fondato dai normanni nel 1090, ampliato nel 1477 e trasformato ne! 1614, custodisce opere di altissimo pregio, la Chiesa Madre (1090) con la pregevole tela di IVIatthias Stomer (1641) e altre opere di Vito D’Anna, Pietro Novelli, Vincenzo La Barbera, Francese Laurana, Andrea Mancino, Velasquez, Simone de Wòbrek, la Chiesa della SS. Annunziatadove una grande tela di Guglielmo Borremans (1725) sormonta l’altare Maggiore, la Chiesa di S. Benedetto alla Badia (considerata la più bella chiesa di Caccamo) con il pavimento in mattoni di maiolica con un disegno di Nicolo Sarzana (XVIII sec.), la Chiesa di S. Maria degli Angeli con all’interno una Madonna con Bambino di Antonello Gagini.

E’ adagiata in una valle nelle pendici del “Colle Milocca”, ed inserita nella lussureggiante scenografia del “Bosco” di querce, castagno, ciliegio, frassino, e dei balzanti rilievi di Pollina, San Mauro, Geraci, Gibilmanna, Isnello.

Inserito in questa bellezza naturale si distingue, fra l’amenità delle piante, il tipico albero del Frassino da cui, per leincisioni sulla corteccia del tronco, fuoriesce un liquido dolciastro che coagulandosi col calore dei sole diventa “Manna”, prodotto ricercato per le svariate proprietà disintossicanti che possiede
Nella foschia della preistoria gli uomini del “neolitico” stanziarono nel territorio che poi sarà di Castelbuono, com’è testimoniato dagli esemplari di armi rinvenute: asce, raschiatoi, punte di frecce coltelli, sia di “agata” che di “ossidiana”.
Alla realtà dell’uomo antico segue la tradizione del mitico pastore Dafni, nato nel boschetto di piante di “Lauro” irrorato dalle fresche acque sorgive delle “Madonie”, il Ninpharum Locus: Dafni deriva da Lauro.
Reperti greco-romano-cristiani sono stati rinvenuti in varie località dell’agro castelbuonese, e ordinati nel Museo Civico.

Della dominazione “bizantina” in Sicilia è documentato Ypsigro, casale ubicato in “zona fresca e di media altitudine”, stando alla etimologia. Delle dominazioni araba, normanna, sveva, angioina   sopravvivono ruderi significativi: il “Castello” del “Kadi” in contrada “San Guglielmo”; l’Abazia di Sant’Anastasia; il “Priorato” della “Misericordia” ed il monasaero dei “Santi Cosma e Damiano”, anch’essi “extra moenia”; le chiese di “Santa Venera” e di “San Nicola” entro l’abitato.  La storia documentata di Castelbuono incomincia nel periodo aragonese, primi decenni del sec.  XIV, quando, in continuità di tempo e di luogo, il paese subentra al casale Ypsigro, per volontà del Conte Francesco I Ventimiglia al quale si deve la costruzione del Castello.  Si trova, così, integrato nella Contea, e poi nel Marchesato e Principato sempre dominato dai Signori Ventimiglia.  Ma nel sec.  XVI gli viene riconosciuto il titolo di “Capitale dello Stato dei Ventimiglia”, formato da oltre “venti terre” e molti “feudi”.
I Ventimiglia, provenienti dalla Contea Ventimiglia Ligure nel sec.  XIII, primeggiarono nella storia di Sicilia, ricoprendo cariche di rilievo: Ministri Plenipotenziari, Vicerè, Presidenti del Regno, Ammiragli, Governatori; furono “familiari” di Sovrani e mecenati di poeti e scienziati quali Torquato Tasso e Francesco Maurolico.
Nel 1595, da Re Filippo II di Spagna, Castelbuono viene elevata a Principato; nel 1632 ottiene il privilegio di potersi fregiare del titolo di Città.
Diviene centro di cultura umanistica, che si tramanda per secoli, tramite le Accademie Letterarie, nel Teatro, nella Poesia, nella Scienza, nella Religione, nelle quali branche emergono uomini della levatura di Vincenzo Errante sec.  XVI, Baldassare Abruzzo sec.  XVII, Leonardo Piraino sec.  XVIII, Francesco Minà Palumbo, Padre Gaetano Tumminello, Francesco Guerrieri Failla e Nicasio Mogavero nel sec.  XIX.  Fu sede di Ordini Religiosi: Minori Conventuali, Domenicani, Agostiniani, Minori Osservanti, Benedettini, Cappuccini, l’unico ordine che ritornò dopo la soppressione del 1866 e tuttora svolge intensa attività.  Prosperano anche due Ordini femminili, le “figlie della Croce” e il “Collegio di Maria”.

Castelbuono è presente nella storia del Risorgimento e dell’Unità d’Italia, dopo essersi ribellata più volte al sorpruso baronale.  Ai “Mille” si aggregano giovani castelbuonesi; il 14 aprile 1860 viene issato il “Tricolore” sul Campanile di Sant’Anonio Abate, ed il 12 maggio 1860 sul Campanile di Sant’Antonino Martire. Aderisce alla rivolta sociale dei “Fasci Siciliani” del 1893.  Gli avvenimenti del sec.  XX registrano ovunque l’intervento di Castelbuono, che si onora di avere, particolarmente, dato eroi per la difesa della Patria e uomini politici insigni nel Parlamento nazionale e siciliano.

Il Santuario di Gibilmanna, dedicato alla SS. Vergine, è il più celebre tra i Santuari Mariani della Sicilia e da sempre punto di gravitazione religioso e sociale delle Madonie. Si trova nel territorio di Cefalù, da cui dista poco più di 14 km. Esso sorge sul fianco occidentale di Pizzo S. Angelo, a 850 m sul livello del mare, ed è immerso in una zona boscosa, fra castagni e querce.

La data di fondazione è tutt’ora incerta, ma la tradizione vuole che Gibilmanna sia uno dei sei Monasteri fatti edificare in Sicilia, a proprie spese, da Gregorio Magno (540-604 d.C.), prima di essere eletto pontefice (590 d.C.). Era, all’inizio, un monastero di Benedettini, che promossero il culto della Madonna. Abbandonato dai Benedettini, probabilmente nel secolo IX durante l’invasione dei Saraceni, il monastero cadde in rovina, tranne la Chiesetta che si mantenne in discrete condizioni grazie all’interessamento dei devoti e continuò ad essere luogo di devozione.

Nel secolo XII, i Saraceni furono cacciati dal conte Ruggero il Normanno e le istituzioni monastiche rifiorirono. Dalla partenza dei Benedettini sino all’arrivo dei Frati Minori Cappuccini, la Chiesetta fu custodita da vari eremiti, l’ultimo dei quali, Giuliano da Placia da Misilmeri, che entrò nel nascente ordine dei cappuccini. Il giorno di Pasqua del 1534, durante una tempesta di mare, un’imbarcazione che trasportava una statua raffigurante una Madonna con il Bambino, trovò riparo nel borgo medievale del Castello di Roccella. Pare che la Madonna, apparsa in sogno ad un frate cappuccino che viveva a Gibilmanna, lo abbia invitato ad andare a prendere una delle statue approdate, precisamente quella avvolta con una coperta di lana, per condurla alla loro Chiesetta. La statua venne caricata su un carro trainato da buoi, che lasciati in libertà, dopo giorni di viaggio si fermarono definitivamente nel promontorio che sovrasta Cefalù, dove sorgerà l’attuale Santuario di Maria SS. di Gibilmanna. Nei due posti dove i buoi fecero sosta momentanea, sono state edificate delle edicole votive che rappresentano proprio la fermata del carro. Nel 1535 Padre Sebastiano Di Majo da Gratteri, già dei Minori Osservanti, si stabilì a Gibilmanna, ottenendo in tal modo la facoltà di rifondare la Chiesa ed il convento. Venne costruito accanto alla vecchia cappella benedettina un primo edificio conventuale, con solo sei piccole celle costruite rozzamente. Nel 1576 Padre Sebastiano durante la celebrazione della Santa Messa, nell’antica Chiesetta, ebbe l’apparizione di Gesù Ecce Homo, che lo invitò a dipingerLo così come lo vedeva. Padre Sebastiano, rimediando i colori dalle piante pestate presenti nel territorio dipinse un bel quadro, attualmente esposto nel Santuario. Padre Sebastiano Di Majo, fu il fondatore della comunità cappuccina dell’Ordine francescano del Santuario di Gibilmanna.

Il nome “Gibilmanna” che sembra essere di origine araba, deriva dalle espressioni “Gebel-El-Man” e “Gibel-El-Mann”, nelle quali il termine “gebel/gibel” significa “monte”, mentre il secondo termine è stato interpretato come “divieto”, oppure “manna”. Così “Monte del divieto” potrebbe riferirsi alla fitta vegetazione che impediva il passaggio o alla proibizione di pellegrinaggi al santuario cristiano da parte degli Arabi conquistatori, “Monte della manna” si riferirebbe invece alla presenza di frassini produttori di una sostanza vischiosa chiamata “manna”, e quindi “Monte della grazia” o “del dono divino”, in riferimento proprio alla presenza del santuario. Infine un’ultima interpretazione indica il significato di “Monte della fede”.

Fondata nel 649 a.C. era una delle più fiorenti città greche in Sicilia e costituiva, con Selinunte, il più avanzato centro greco verso l’occidente. Si possono oggi riconoscere frammenti di colonne e la parte bassa della cella del tempio della Vittoria, nonché i resti di alcuni quartieri.

Da alcuni anni l’Istituto di Archeologia dell’Università di Palermo, vi conduce scavi, con l’intento di creare, accanto all’insegnamento dell’archeologia ex cattedra, un impegno di ricerca sul terreno. Nell’antiquarium sono raccolti ed esposti i reperti archeologici della zona.

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